Psycolinguaggio

Il linguaggio è prima di noi, è il luogo in cui si forma la nostra coscienza, è il nostro pensiero; il linguaggio è la mente, la vita stessa, la scienza, la società, la storia: il linguaggio è l’intera biosfera, il mondo. Tutto avviene attraverso il linguaggio: la vita, la cultura e la metacultura.

Per linguisti come Saussere e Hjelmslev l’esigenza della costruzione di una scienza autonoma del linguaggio porta ad una polemica contro lo psicologismo. Tale costruzione è un’esigenza fondativa nello studio del linguaggio nel quale il tema del pensiero e del significato non sia oggetto della psicologia o della logica bensì della linguistica.

Il tema del rapporto tra psicologia e linguistica è necessario affinché la linguistica possa prendere in considerazione tutto il pensiero, quello artificiale e quello naturale. La linguistica è una medaglia le cui facce sono la grammatica e la psicologia ma la cui vera natura è psicologica;  c’è asimmetria fra psiche e verbum: qualunque fatto del linguaggio è un fatto psicologico, ma non è possibile invertire i termini. Il linguaggio è lo specchio di alcuni fatti psichici ma le immagini di questo specchio non sono necessariamente delle riproduzioni esatte, le immagini delle idee non sono dunque affatto identiche alle idee stesse.

Il linguaggio, pertanto, è come un’attività il cui fine è quello di comunicare il contenuto di coscienza da un individuo all’altro; di conseguenza la linguistica è la scienza che studia questa attività.

Detto ciò, vi siete mai chiesti cosa fa il nostro cervello durante la comunicazione?

Sicuramente ci sono due fattori che ci permettono di comunicare. Il primo è l’associazione fisica del cervello all’onda sonora che gli trasmettiamo, il secondo è lo sviluppo di un protocollo neurale comune che ha reso possibile la comunicazione.

Ora non mi compete usare terminologie scientifiche  tantomeno ne sarei in grado quindi opto per una spiegazione più semplice.

Studi hanno constatato, attraverso risonanze magnetiche, come due o più cervelli durante l’ascolto di una narrazione riescano a sincronizzarsi in maniera incredibile rispondendo in maniera identica all’ascolto dando appunto vita alla sincronizzazione naturale. Ora ci verrà naturale chiederci se quest’ultima è provocata dai suoni emessi, dalle parole o dal significato stesso delle parole messe insieme nella narrazione. La risposta è data, appunto, dal senso trasmesso.  Tuttavia, ascoltatori diversi che ascoltano lingue diverse avranno una ricezione sonora diversa ma nel momento in cui il messaggio arriva nelle aree superiori del cervello la sincronizzazione naturale avverrà allo stesso modo in tutti gli ascoltatori.

I parlanti invece?

Nel momento in cui avviene una narrazione priva di comprensione le risposte celebrali  saranno inizialmente diverse tra parlante e ascoltatore  ma possono meravigliosamente cambiare se avviene la comprensione tra le parti, i cervelli pertanto saranno apparentemente allineati.

La comunicazione,però, non dipende soltanto dalla capacità di capire il concetto principale ma anche dalla nostra abilità nel creare una base comune per il dialogo. Se usassimo, per esempio, il sinonimo “carrozza  da trasporto” per indicare un taxi, la comprensione non avverrebbe.

Quello che però più mi affascina è come la nostra lingua influenza il modo in cui pensiamo.

Alcune lingue si distinguono dalle altre in maniera sostanziale.

Ci sono alcune strutture linguistiche che non concepiscono l’idea dei numeri, ad esempio.

Se avessimo davanti un gruppo di bambini ci verrebbe naturale contarli usando la lista dei numeri di cui siamo a conoscenza; ci sono alcune lingue invece che non hanno parole specifiche per i numeri, non hanno una parola come ‘cinque’, infatti le persone che parlano queste lingue non contano e hanno difficoltà a tenere il conto delle quantità esatte.

Cosa curiosa succede anche se mettiamo a confronto il gender maschile o femminile di alcuni sostantivi  in lingue come il tedesco e l’italiano. Nella lingua tedesca per indicare il sole useremo il genere femminile (die Sonne) a differenza dell’italiano nel quale il sole è indicato con il maschile; e per la luna è il contrario.

Sembrerà strano ma particolarità come queste influenzano il pensare umano.

 

 

 

 

 

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